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Nutrizione e benessere con la Dott.ssa Jessica Fornasari

Fertilità

Intestino e fertilità: quali sono le correlazioni?

Microbiota, metabolismo degli estrogeni e salute riproduttiva: cosa sappiamo oggi.

Dott.ssa Jessica Fornasari

Quando si parla di fertilità, il pensiero va quasi sempre agli ormoni, all'ovulazione o alla qualità degli ovociti. Molto meno frequentemente si considera il ruolo dell'intestino. Eppure, negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha dimostrato che il microbiota intestinale non si limita a partecipare alla digestione, ma rappresenta un vero e proprio organo metabolico capace di comunicare con il sistema immunitario, endocrino e persino con quello riproduttivo.

Introduzione

Quando si parla di fertilità, il pensiero va quasi sempre agli ormoni, all'ovulazione o alla qualità degli ovociti. Molto meno frequentemente si considera il ruolo dell'intestino. Eppure, negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha dimostrato che il microbiota intestinale non si limita a partecipare alla digestione, ma rappresenta un vero e proprio organo metabolico capace di comunicare con il sistema immunitario, endocrino e persino con quello riproduttivo.

Tra le numerose funzioni attribuite al microbiota, una delle più interessanti riguarda il metabolismo degli estrogeni, ormoni fondamentali per il corretto funzionamento dell'apparato riproduttivo femminile. Questa attività è svolta da una particolare componente del microbiota chiamata estroboloma, un insieme di microrganismi in grado di modulare il ricircolo degli estrogeni attraverso la produzione dell'enzima β-glucuronidasi.

Le evidenze scientifiche più recenti suggeriscono che alterazioni dell'estroboloma possano essere associate a condizioni come infertilità, sindrome Ovarica Poliendocrina Metabolica (ex sindrome dell’ovaio policistico PCOS), endometriosi e fallimenti riproduttivi. È importante precisare che il microbiota non rappresenta la causa diretta di queste patologie, ma uno dei numerosi fattori che, insieme a predisposizione genetica, sistema immunitario, assetto metabolico e stile di vita, contribuisce a creare un ambiente più o meno favorevole al concepimento.

Cos'è l'estroboloma?

Il termine estroboloma identifica l'insieme dei batteri intestinali coinvolti nel metabolismo degli estrogeni. Questi microrganismi producono la β-glucuronidasi, un enzima che regola una fase fondamentale del ciclo di vita degli estrogeni all'interno dell'organismo.

Dopo aver esercitato la loro funzione biologica, gli estrogeni vengono trasportati al fegato, dove subiscono un processo di trasformazione chiamato coniugazione. In questa fase vengono legati all'acido glucuronico, diventando inattivi e pronti per essere eliminati attraverso la bile.

Una volta raggiunto l'intestino, però, il loro destino può cambiare. Se il microbiota è in equilibrio, i batteri dell'estroboloma rimuovono il gruppo glucuronico grazie alla β-glucuronidasi, permettendo agli estrogeni di tornare nella loro forma attiva. A questo punto possono essere nuovamente assorbiti dalla mucosa intestinale e rientrare nel circolo sanguigno.

Questo processo, noto come circolo enteroepatico degli estrogeni, rappresenta un sofisticato sistema di riciclo che contribuisce a mantenere stabile l'equilibrio ormonale dell'organismo.

Il circolo enteroepatico degli estrogeni

Il ricircolo degli estrogeni è un meccanismo fisiologico essenziale per garantire una disponibilità ormonale adeguata durante tutta l'età fertile.

Una volta riassorbiti dall'intestino, gli estrogeni ritornano nel sangue e raggiungono i loro principali organi bersaglio, tra cui ovaie, utero, endometrio, mammella, ipotalamo e ipofisi, contribuendo alla regolazione del ciclo mestruale e della funzione riproduttiva.

Affinché questo sistema funzioni correttamente, è fondamentale che l'attività dell'estroboloma rimanga in equilibrio.

Se la produzione di β-glucuronidasi è troppo bassa, una quota maggiore di estrogeni viene eliminata con le feci, riducendone il riassorbimento. Al contrario, un'attività eccessiva può favorire un aumento dell'esposizione estrogenica.

L'obiettivo dell'organismo non è quindi riassorbire la maggior quantità possibile di estrogeni, ma mantenerne concentrazioni fisiologiche. Per questo motivo, un estroboloma "più attivo" non è necessariamente sinonimo di migliore salute: ciò che conta è il suo equilibrio.

Perché gli estrogeni sono fondamentali per la fertilità?

Gli estrogeni sono molto più di semplici ormoni sessuali. Durante tutta l'età fertile regolano numerosi processi indispensabili per il concepimento e per il corretto svolgimento del ciclo mestruale.

Tra le loro principali funzioni rientrano:

  • la crescita e la maturazione dei follicoli ovarici;
  • la selezione dell'ovocita destinato all'ovulazione;
  • la regolazione del picco ovulatorio;
  • la proliferazione dell'endometrio;
  • la produzione del muco cervicale, fondamentale per il passaggio degli spermatozoi;
  • la preparazione dell'utero all'impianto dell'embrione;
  • il controllo dell'asse ipotalamo-ipofisi-ovaio.

Anche piccole alterazioni della disponibilità di estrogeni possono influenzare questi delicati meccanismi e ripercuotersi sulla fertilità.

L'asse intestino-vagina-utero

Negli ultimi anni è emerso un nuovo concetto che ha modificato il modo di interpretare la salute riproduttiva: l'asse intestino-vagina-utero.

Oggi sappiamo che questi tre distretti non lavorano in modo indipendente, ma comunicano costantemente attraverso una complessa rete di segnali metabolici, ormonali e immunitari.

Tra i principali mediatori di questa comunicazione troviamo:

  • i metaboliti prodotti dal microbiota intestinale;
  • gli estrogeni circolanti;
  • le cellule del sistema immunitario;
  • le citochine;
  • le immunoglobuline.

Questo dialogo continuo contribuisce al mantenimento dell'equilibrio immunitario e ormonale dell'apparato riproduttivo, creando condizioni favorevoli alla fertilità.

Il microbiota vaginale ed endometriale: un ecosistema a supporto della fertilità

L'intestino non è l'unico distretto del corpo a ospitare una comunità di microrganismi benefica. Anche vagina ed endometrio possiedono un proprio microbiota, che svolge un ruolo importante nel mantenimento della salute ginecologica e riproduttiva.

Nella donna in età fertile il microbiota vaginale è normalmente dominato dai Lactobacillus, in particolare da specie come Lactobacillus crispatus. Grazie all'azione degli estrogeni, le cellule dell'epitelio vaginale accumulano glicogeno, che viene utilizzato da questi batteri per produrre acido lattico. Il risultato è il mantenimento di un pH acido, generalmente compreso tra 3,5 e 4,5, che limita la proliferazione dei microrganismi patogeni e contribuisce a proteggere la fertilità.

Anche l'endometrio ospita un microbiota, sebbene meno abbondante rispetto a quello intestinale e vaginale. Le evidenze attuali suggeriscono che una composizione dominata dai lattobacilli sia associata a una migliore recettività endometriale, mentre la disbiosi potrebbe favorire fenomeni infiammatori e ridurre le probabilità di impianto embrionale. Tuttavia, questo è un ambito di ricerca ancora in evoluzione e saranno necessari ulteriori studi per comprendere pienamente il ruolo del microbiota endometriale nella fertilità.

Il ruolo di Lactobacillus crispatus

Tra le numerose specie di lattobacilli presenti nel microbiota vaginale, Lactobacillus crispatus è considerato uno dei principali indicatori di salute ginecologica. La sua presenza predominante è infatti associata a un ambiente vaginale stabile, caratterizzato da un pH acido, una ridotta crescita di microrganismi patogeni e un minor stato infiammatorio.

Negli ultimi anni l'interesse verso questa specie batterica è cresciuto notevolmente, soprattutto nell'ambito della medicina della riproduzione. Alcuni studi suggeriscono che una supplementazione continuativa di Lactobacillus crispatus, protratta per almeno tre mesi, possa favorire il ripristino di un microbiota vaginale dominato dai lattobacilli e contribuire, indirettamente, anche all'equilibrio del microbiota endometriale.

Sebbene le evidenze disponibili siano promettenti, è importante sottolineare che la ricerca è ancora in evoluzione e che, ad oggi, non esistono raccomandazioni universali sull'utilizzo routinario di questo probiotico in tutte le donne che desiderano una gravidanza.

La sua integrazione può tuttavia essere valutata dal professionista in alcune condizioni specifiche, ad esempio nelle donne:

  • con precedenti gravidanze biochimiche, aborti spontanei ricorrenti o ripetuti fallimenti d'impianto;
  • con endometrite cronica o infezioni vaginali ricorrenti;
  • in fase premenopausale, quando la riduzione degli estrogeni può favorire alterazioni del microbiota vaginale.

Quando il microbiota si altera: la disbiosi

Un microbiota sano è caratterizzato da un'elevata biodiversità e da un equilibrio tra le diverse specie batteriche. Quando questo equilibrio viene compromesso si parla di disbiosi, una condizione che non riguarda esclusivamente l'apparato digerente ma che può avere ripercussioni sull'intero organismo, compresa la salute riproduttiva.

Le cause della disbiosi sono numerose e comprendono un'alimentazione povera di fibre e ricca di alimenti ultraprocessati, l'uso frequente di antibiotici, lo stress cronico, la sedentarietà e alcune patologie gastrointestinali.

Quando il microbiota perde il proprio equilibrio, diminuiscono i batteri benefici e aumentano specie potenzialmente pro-infiammatorie. Questa alterazione può modificare il metabolismo degli estrogeni attraverso l'estroboloma, ma anche compromettere la funzionalità della barriera intestinale.

Una maggiore permeabilità della mucosa favorisce infatti il passaggio nel circolo sanguigno di lipopolisaccaridi (LPS), molecole presenti nella parete di alcuni batteri Gram-negativi. Questi composti attivano il sistema immunitario e stimolano la produzione di mediatori dell'infiammazione, come TNF-α, IL-6 e IL-1β, contribuendo allo sviluppo di una condizione definita infiammazione cronica di basso grado.

Pur trattandosi di un'infiammazione spesso silente, può influenzare diversi processi coinvolti nella fertilità, tra cui:

  • la maturazione dei follicoli ovarici;
  • la qualità degli ovociti;
  • l'ovulazione;
  • la recettività dell'endometrio;
  • l'impianto dell'embrione.

Inoltre, questo stato infiammatorio può contribuire ad aggravare condizioni metaboliche e ginecologiche già presenti, rendendo meno favorevole l'ambiente necessario al concepimento.

Alimentazione e microbiota: come prendersi cura dell'estroboloma

Tra tutti i fattori in grado di influenzare il microbiota intestinale, l'alimentazione è probabilmente quello su cui possiamo intervenire maggiormente nella vita quotidiana. Ogni pasto contribuisce infatti a selezionare le specie batteriche che popolano il nostro intestino, favorendo la crescita dei microrganismi benefici oppure di quelli associati a processi infiammatori.

Una dieta ricca di alimenti vegetali e povera di prodotti ultraprocessati promuove una maggiore biodiversità del microbiota e aumenta la produzione degli acidi grassi a corta catena (SCFA), metaboliti che svolgono un ruolo fondamentale nel mantenimento della barriera intestinale, nella regolazione del sistema immunitario e nel controllo dell'infiammazione.

Per sostenere il benessere del microbiota è utile adottare alcune semplici abitudini:

  • consumare quotidianamente frutta e verdura di stagione;
  • aumentare gradualmente l'apporto di fibre attraverso cereali integrali, legumi, frutta secca e semi;
  • includere alimenti fermentati, se ben tollerati;
  • limitare il consumo di alimenti ultraprocessati, zuccheri aggiunti e alcol;
  • praticare regolarmente attività fisica;
  • dedicare attenzione alla qualità del sonno e alla gestione dello stress.

In alcune situazioni cliniche, il professionista può valutare l'utilizzo di probiotici o prebiotici come supporto alla terapia nutrizionale. Tuttavia, la loro scelta dovrebbe sempre essere personalizzata in base alle caratteristiche della paziente e agli obiettivi del percorso.

Conclusioni

La fertilità è il risultato di un delicato equilibrio tra fattori ormonali, immunitari, metabolici, genetici e ambientali. Oggi sappiamo che anche il microbiota intestinale partecipa a questa complessa rete di interazioni, influenzando indirettamente il metabolismo degli estrogeni, il dialogo con il microbiota vaginale ed endometriale e, più in generale, l'ambiente in cui avvengono concepimento e impianto embrionale.

Sebbene molte delle conoscenze attuali derivino da studi ancora in evoluzione, emerge con sempre maggiore chiarezza come prendersi cura del microbiota attraverso un'alimentazione equilibrata, uno stile di vita sano e, quando indicato, interventi nutrizionali personalizzati, possa rappresentare un tassello importante nella promozione della salute riproduttiva.

L'obiettivo non è considerare il microbiota come la soluzione a tutti i problemi di fertilità, ma riconoscerlo come uno dei numerosi elementi che contribuiscono al benessere dell'organismo. In quest'ottica, l'approccio nutrizionale diventa parte integrante di una presa in carico multidisciplinare, in cui alimentazione, medicina della riproduzione e salute del microbiota lavorano insieme per creare le migliori condizioni possibili per il concepimento.

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