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Fertilità

Peso corporeo e fertilità: quanto conta davvero?

Peso, salute metabolica e PMA: perché la fertilità va oltre il numero sulla bilancia.

Dott.ssa Jessica Fornasari

Quando si parla di fertilità, il peso corporeo è uno degli aspetti che genera più domande. Essere in sovrappeso può rendere più difficile ottenere una gravidanza? E avere un peso troppo basso? Bisogna dimagrire prima di iniziare un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA)?

Introduzione

Il rapporto tra peso e fertilità esiste, ma è più complesso di quanto possa suggerire il semplice numero che leggiamo sulla bilancia.

Il peso corporeo può influenzare il metabolismo, l'equilibrio ormonale, l'ovulazione e, in alcuni casi, la risposta ai trattamenti di PMA. Allo stesso tempo, però, il BMI non è un “test di fertilità” e non può stabilire, da solo, se una persona riuscirà o meno ad avere una gravidanza.

Per capire davvero quanto conta il peso dobbiamo quindi partire da ciò che accade nell'organismo.

Peso e fertilità: perché sono collegati?

Il tessuto adiposo non è semplicemente una riserva di energia. È un vero e proprio organo metabolicamente attivo, capace di interagire con numerosi segnali ormonali.

La funzione riproduttiva femminile dipende da un sistema finemente regolato, l'asse ipotalamo-ipofisi-ovaio, attraverso il quale cervello e ovaie comunicano mediante diversi ormoni.

Quando la disponibilità energetica è adeguata e il metabolismo è in equilibrio, questo sistema contribuisce a regolare la maturazione follicolare, l'ovulazione e il ciclo mestruale.

Sia un eccesso importante di tessuto adiposo sia, all'estremo opposto, una disponibilità energetica insufficiente possono interferire con questo equilibrio.

Ed è per questo che, quando parliamo di fertilità, dobbiamo considerare entrambe le situazioni.

Quando il peso è in eccesso: cosa può accadere agli ormoni?

In presenza di obesità possono verificarsi diverse modificazioni metaboliche ed endocrine.

Una delle più importanti riguarda l'insulina. L'eccesso di tessuto adiposo, soprattutto quando associato ad adiposità viscerale, può favorire l'insulino-resistenza: l'organismo deve quindi produrre quantità maggiori di insulina per mantenere sotto controllo la glicemia.

L'iperinsulinemia può a sua volta interagire con la funzione ovarica e favorire una maggiore produzione di androgeni.

Questo meccanismo assume particolare rilevanza nelle donne con PMOS (ex PCOS), nelle quali insulino-resistenza e iperandrogenismo possono contribuire alle alterazioni dell'ovulazione.

Anche il tessuto adiposo stesso partecipa al metabolismo degli ormoni sessuali e produce sostanze, tra cui adipochine e mediatori dell'infiammazione, che possono contribuire a modificare l'ambiente metabolico e riproduttivo.

Il risultato non è necessariamente l'infertilità: molte donne con sovrappeso o obesità ovulano regolarmente e concepiscono spontaneamente.

A livello di popolazione, però, l'obesità è associata a una maggiore probabilità di alterazioni del ciclo e difficoltà di concepimento e, una volta ottenuta la gravidanza, a un aumento di alcuni rischi ostetrici e metabolici.

E quando il peso è troppo basso?

Anche l'estremo opposto può interferire con la fertilità.

In questo caso è particolarmente importante parlare non soltanto di “peso basso”, ma di disponibilità energetica.

Quando l'organismo riceve meno energia di quella necessaria per sostenere le proprie funzioni – per esempio a causa di un apporto nutrizionale insufficiente rispetto al fabbisogno o di un dispendio energetico molto elevato – può ridurre l'attività dei sistemi che non considera indispensabili nell'immediato, tra cui quello riproduttivo.

La ridotta disponibilità energetica può modificare i segnali provenienti dall'ipotalamo e alterare la secrezione pulsatile del GnRH, con conseguenti modificazioni degli ormoni ipofisari LH e FSH.

Questo può tradursi in alterazioni della maturazione follicolare e dell'ovulazione. Il ciclo può diventare più lungo o irregolare e, nelle situazioni più importanti, le mestruazioni possono interrompersi.

È la ragione per cui, anche in una persona apparentemente sana, un ciclo che diventa improvvisamente irregolare o scompare merita sempre di essere valutato clinicamente.

Il punto importante è che non bisogna guardare soltanto il BMI: anche la storia del peso, l'alimentazione, l'attività fisica, il ciclo mestruale e la situazione clinica complessiva fanno parte della valutazione.

Il BMI ci dice se siamo fertili?

No.

Il BMI, o indice di massa corporea, mette in relazione peso e altezza ed è uno strumento molto utilizzato nella pratica clinica e negli studi epidemiologici.

Ha però limiti precisi: non distingue la massa muscolare dalla massa grassa, non misura direttamente la composizione corporea e non ci dice come sia distribuito il tessuto adiposo.

Due persone con lo stesso BMI possono quindi avere composizione corporea e condizioni metaboliche molto differenti.

Il BMI rimane uno strumento utile per identificare situazioni che meritano maggiore attenzione, ma non può essere utilizzato da solo per stabilire la fertilità di una persona.

Anche il peso dell'uomo può influire sulla fertilità

Il rapporto tra peso e riproduzione non riguarda soltanto la donna.

L'obesità maschile può essere associata ad alterazioni metaboliche ed endocrine e a modificazioni di alcuni parametri della funzione riproduttiva e seminale.

Per questo la valutazione dell'infertilità dovrebbe riguardare entrambi i partner: attribuire automaticamente alla donna – e magari al suo peso – la difficoltà di ottenere una gravidanza è un approccio troppo semplicistico.

Peso e PMA: perché il BMI diventa particolarmente importante?

Quando si intraprende un percorso di Procreazione Medicalmente Assistita, il peso corporeo assume anche una rilevanza clinica specifica.

Le Linee guida italiane sulla PMA del Ministero della Salute, aggiornate con Decreto del 20 marzo 2024, prevedono la valutazione delle condizioni cliniche della donna e dei possibili rischi legati alle procedure e alla gravidanza.

In questo contesto il BMI è un parametro importante.

Le Linee guida richiamano infatti l'attenzione sull'obesità e sui rischi che possono accompagnarla durante un percorso di PMA, compresi quelli legati alle procedure chirurgiche e anestesiologiche, alla probabilità di ottenere una gravidanza, al rischio di aborto e alle complicanze materno-fetali.

Il valore di BMI superiore a 30 kg/m² assume quindi una specifica rilevanza nella valutazione clinica.

Questo dato, però, deve essere interpretato correttamente.

Non significa che il BMI sia l'unico parametro da considerare né che racconti da solo la situazione riproduttiva di una donna. Serve piuttosto a identificare una condizione nella quale è necessario valutare con maggiore attenzione rischi, benefici e sicurezza del trattamento.

La normativa italiana prevede inoltre che il medico responsabile della struttura possa decidere di non procedere alla PMA esclusivamente per motivi di ordine medico-sanitario, fornendo una motivazione scritta.

La valutazione deve quindi essere clinica e individualizzata.

Quindi bisogna dimagrire prima della PMA?

Non esiste una risposta valida per tutte.

Quando sono presenti obesità, insulino-resistenza, alterazioni metaboliche o disturbi dell'ovulazione, intervenire sullo stile di vita può avere benefici per la salute generale e riproduttiva.

Ma questo non significa che ogni donna debba raggiungere un determinato “peso ideale” prima di poter cercare una gravidanza.

Inoltre, nella fertilità esiste un fattore che non possiamo trascurare: l'età.

L'età femminile è uno dei principali determinanti della probabilità riproduttiva e anche il Ministero della Salute la indica come il fattore che maggiormente riduce la possibilità di avere un bambino attraverso i trattamenti di PMA.

Per questo l'eventuale opportunità di intervenire sul peso prima di un trattamento deve essere valutata individualmente, considerando contemporaneamente salute metabolica, sicurezza delle procedure, età, situazione ovarica e storia clinica.

L'obiettivo non dovrebbe essere inseguire rapidamente un numero sulla bilancia, ma migliorare, quando possibile, le condizioni di salute con cui si affrontano la ricerca della gravidanza e l'eventuale percorso di PMA.

E se invece il peso è troppo basso?

Anche in vista di una PMA è importante identificare un eventuale deficit nutrizionale o energetico.

Se sono presenti irregolarità mestruali, assenza di ovulazione, perdita significativa di peso o altri segnali clinici, è necessario comprenderne la causa prima di concentrarsi semplicemente sull'aumento del numero sulla bilancia.

Ripristinare un'adeguata disponibilità energetica e uno stato nutrizionale appropriato può essere importante per ristabilire una normale funzione endocrina e riproduttiva.

Anche qui, quindi, il concetto centrale non è raggiungere un “peso perfetto”, ma individuare e correggere, quando presenti, condizioni che possono interferire con la salute.

Guardare oltre la bilancia

Il messaggio più importante è probabilmente questo: il peso conta, ma non racconta tutta la storia della fertilità.

Una valutazione completa considera il ciclo mestruale e l'ovulazione, l'età, la storia clinica e riproduttiva, la salute metabolica, eventuali patologie ginecologiche o andrologiche e il fattore maschile.

Anche l'Organizzazione Mondiale della Sanità, nelle sue più recenti linee guida sulla prevenzione, diagnosi e trattamento dell'infertilità, pubblicate nel 2025, inserisce gli interventi sullo stile di vita – tra cui alimentazione equilibrata, attività fisica e abolizione del fumo – all'interno di un approccio complessivo alla salute riproduttiva.

La domanda, quindi, non dovrebbe essere soltanto:

“Qual è il peso giusto per rimanere incinta?”

ma piuttosto:

“Quali aspetti della mia salute posso migliorare per affrontare la ricerca della gravidanza, spontanea o attraverso la PMA, nelle condizioni più favorevoli e sicure possibili?”

È un cambio di prospettiva importante: dal numero sulla bilancia alla salute della persona nel suo insieme.

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Bibliografia

  • Ministero della Salute. Linee guida contenenti le indicazioni delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita. Decreto 20 marzo 2024. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie Generale n. 107 del 9 maggio 2024.
  • Ministero della Salute. Procreazione medicalmente assistita. Portale Salute riproduttiva. Ultimo aggiornamento istituzionale disponibile.
  • Ministero della Salute. Indice di massa corporea – IMC (BMI). Portale istituzionale Nutrizione.
  • World Health Organization (WHO). Guideline for the prevention, diagnosis and treatment of infertility. Geneva: World Health Organization; 2025. ISBN 978-92-4-011577-4.
  • World Health Organization (WHO). Guideline for the prevention, diagnosis and treatment of infertility: summary of recommendations. Geneva: WHO; 2025.
  • European Society of Human Reproduction and Embryology (ESHRE). Ovarian Stimulation for IVF/ICSI – ESHRE Guideline, Update 2025. European Society of Human Reproduction and Embryology; 2025.
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