Introduzione
Il cambiamento del nome non è soltanto formale.
Per molti anni, infatti, parlare di “ovaio policistico” ha portato a concentrare l’attenzione soprattutto sulle ovaie e sulla presunta presenza di “cisti”. In realtà, oggi sappiamo che si tratta di una condizione molto più complessa, nella quale possono interagire alterazioni endocrine, metaboliche e della funzione ovarica.
Ed è proprio questa visione più ampia che ci aiuta a capire meglio anche il rapporto tra PMOS e fertilità.
Partiamo però da un concetto fondamentale:
avere la PMOS non significa essere infertili.
Molte donne con PMOS ovulano e possono ottenere una gravidanza spontaneamente. In altre, invece, l’ovulazione può avvenire meno frequentemente o essere assente per alcuni periodi.
Ed è soprattutto attraverso questa alterazione della funzione ovulatoria che la PMOS può rendere più difficile il concepimento.
PMOS e fertilità: il punto centrale è spesso l’ovulazione
Perché possa verificarsi una gravidanza spontanea è necessario, tra le altre cose, che avvenga l’ovulazione.
Durante il ciclo mestruale alcuni follicoli ovarici iniziano il loro sviluppo. In un normale ciclo ovulatorio, generalmente uno di questi viene selezionato come follicolo dominante, completa il proprio sviluppo e libera un ovocita.
Nella PMOS la normale dinamica di crescita e selezione follicolare può essere alterata.
Questo può tradursi in un’ovulazione poco frequente (oligo-ovulazione) oppure, in alcune donne, in periodi di anovulazione, cioè di assenza dell’ovulazione.
È uno dei motivi principali per cui la PMOS può influenzare la fertilità.
Se l’ovulazione avviene meno frequentemente, infatti, diminuisce anche il numero di occasioni di concepimento nel corso del tempo.
Questo non significa che una gravidanza non possa verificarsi.
Significa piuttosto che può essere necessario più tempo per ottenerla e che può diventare più difficile individuare quando avviene effettivamente l’ovulazione.
Le “cisti” non sono il problema
Uno degli equivoci che il nuovo nome PMOS cerca di superare riguarda proprio l’espressione “ovaio policistico”.
Le strutture che possono essere osservate all’ecografia non sono le classiche cisti ovariche, ma piccoli follicoli.
E soprattutto, l’aspetto dell’ovaio rappresenta soltanto una parte di una sindrome molto più complessa.
La PMOS può infatti presentarsi in maniera diversa da una persona all’altra: possono cambiare la regolarità dell’ovulazione, le caratteristiche endocrine, la componente metabolica e la morfologia ovarica.
Per comprendere perché la fertilità possa essere alterata, quindi, non è sufficiente guardare un’ecografia.
Bisogna considerare ciò che sta accadendo anche dal punto di vista ormonale e metabolico.
Che ruolo hanno gli androgeni?
Gli androgeni sono ormoni presenti fisiologicamente anche nell’organismo femminile.
Nella PMOS può essere presente iperandrogenismo, che può manifestarsi attraverso segni clinici e/o attraverso un aumento degli androgeni rilevabile agli esami di laboratorio.
L’iperandrogenismo non riguarda soltanto manifestazioni come acne o crescita più evidente dei peli.
Gli androgeni partecipano anche alla regolazione della funzione ovarica e, quando il loro ambiente risulta alterato, possono contribuire alle anomalie dello sviluppo follicolare e dell’ovulazione caratteristiche della PMOS.
Ma sarebbe troppo semplice pensare che tutto dipenda dagli androgeni.
La PMOS è una condizione multifattoriale, nella quale possono interagire diversi meccanismi endocrini, ovarici e metabolici.
Tra questi, in molte donne, troviamo anche l’insulino-resistenza.
PMOS e insulino-resistenza: qual è il collegamento?
L’insulina è un ormone prodotto dal pancreas che svolge numerose funzioni nell’organismo. Una delle più conosciute è quella di contribuire alla regolazione del glucosio nel sangue, favorendone l’utilizzo da parte dei tessuti.
Quando questi ultimi rispondono meno efficacemente all’azione dell’insulina si parla di insulino-resistenza.
Per compensare questa minore sensibilità, l’organismo può aumentare la produzione di insulina. Si possono quindi avere concentrazioni più elevate di insulina nel sangue, una condizione definita iperinsulinemia compensatoria.
L’insulino-resistenza è frequente nella PMOS, ma qui è necessaria una precisazione importante:
PMOS e insulino-resistenza non sono sinonimi.
La componente metabolica può essere molto diversa da una donna all’altra e l’insulino-resistenza non caratterizza allo stesso modo tutte le persone con PMOS.
Non possiamo quindi spiegare l’intera sindrome attraverso l’insulina.
Quando però insulino-resistenza e iperinsulinemia sono presenti, possono interagire con alcuni dei meccanismi endocrini coinvolti nella PMOS.
Perché l’insulina può influenzare anche l’ovulazione?
È qui che il rapporto tra metabolismo e fertilità diventa particolarmente interessante.
L’insulina non agisce esclusivamente sul metabolismo del glucosio: può esercitare effetti anche sulla funzione ovarica.
In presenza di iperinsulinemia, l’insulina può contribuire a favorire la produzione ovarica di androgeni.
Può inoltre ridurre a livello epatico la produzione della SHBG (Sex Hormone-Binding Globulin), una proteina che lega una parte degli ormoni sessuali presenti nel sangue.
Quando la SHBG diminuisce, può aumentare la quota di androgeni liberi e biologicamente disponibili.
Nelle donne in cui questi meccanismi sono presenti, quindi, l’iperinsulinemia può contribuire ad amplificare l’iperandrogenismo e le alterazioni della funzione ovarica.
Questo può inserirsi in un contesto endocrino e metabolico che rende più difficile la normale dinamica follicolare e l’ovulazione.
Ma attenzione: non dobbiamo immaginare una semplice catena del tipo:
insulino-resistenza = PMOS = infertilità.
La realtà è molto più complessa.
L’insulino-resistenza rappresenta uno dei possibili elementi che possono contribuire al quadro, non una spiegazione unica della sindrome né della difficoltà di concepimento.
Tutte le donne con PMOS hanno lo stesso problema di fertilità?
No.
Ed è probabilmente uno dei concetti più importanti dell’intero articolo.
La PMOS è una sindrome eterogenea.
Una donna può avere cicli molto irregolari, un’altra può continuare a ovulare con una certa regolarità. Una può presentare importanti alterazioni metaboliche, mentre un’altra può avere un quadro differente.
Di conseguenza, anche l’impatto sulla fertilità può essere molto diverso.
La diagnosi, da sola, non permette di stabilire se una donna riuscirà o meno a ottenere una gravidanza spontanea.
Per questo è più utile capire se e con quale frequenza stia avvenendo l’ovulazione e considerare contemporaneamente gli altri fattori che influenzano la fertilità.
Cicli irregolari: cosa significa quando si cerca una gravidanza?
Uno dei segnali più evidenti della disfunzione ovulatoria può essere la presenza di cicli molto lunghi o irregolari.
Se l’ovulazione non avviene regolarmente, diventa anche più difficile individuare la finestra fertile.
Questo è importante soprattutto oggi, quando molte persone utilizzano applicazioni che prevedono automaticamente il giorno dell’ovulazione sulla base della durata dei cicli precedenti.
Quando i cicli sono irregolari, però, queste previsioni possono essere meno affidabili.
L’applicazione può stimare una data, ma non può stabilire con certezza che l’ovulazione stia realmente avvenendo in quel momento.
In presenza di cicli molto irregolari e desiderio di gravidanza, può quindi essere utile valutare con il professionista di riferimento se e con quale frequenza avviene l’ovulazione, inserendo poi questa informazione all’interno di una valutazione più completa della fertilità.
PMOS e fertilità: cosa dobbiamo ricordare?
La PMOS può influenzare la fertilità, ma PMOS non significa infertilità.
Uno dei principali meccanismi attraverso cui può rendere più difficile il concepimento è la presenza di un’ovulazione irregolare o poco frequente.
Alla base della disfunzione ovulatoria possono contribuire diversi meccanismi endocrini e metabolici.
L’iperandrogenismo può partecipare alle alterazioni della funzione follicolare e, quando è presente anche insulino-resistenza con iperinsulinemia, questa può contribuire ad amplificare alcune alterazioni endocrine e ovariche.
Ma non esiste un unico meccanismo valido per tutte.
Ed è proprio questo il messaggio più importante.
Non tutte le donne con PMOS hanno insulino-resistenza.
Non tutte hanno cicli fortemente irregolari.
Non tutte hanno lo stesso quadro endocrino e metabolico.
E non tutte incontrano difficoltà nel concepimento.
Quando si parla di PMOS e fertilità, quindi, non basta guardare il peso, un'ecografia o un singolo valore di laboratorio.
Bisogna capire come quella specifica PMOS sta influenzando l’ovulazione e qual è il quadro endocrino, metabolico e riproduttivo complessivo della persona.
È proprio questa visione più ampia che il nuovo nome PMOS cerca di rappresentare.
