Introduzione
Sul web si trovano moltissime indicazioni: eliminare il glutine, evitare i latticini, togliere lo zucchero, seguire una dieta “antinfiammatoria” oppure una dieta low-FODMAP.
Ma cosa sappiamo davvero?
La prima cosa importante da chiarire è che oggi non esiste una dieta in grado di curare l’endometriosi. L’alimentazione non sostituisce i trattamenti medici o chirurgici quando necessari.
Questo non significa, però, che ciò che mangiamo sia irrilevante. Un’alimentazione adeguata può contribuire alla salute generale e, soprattutto in presenza di disturbi gastrointestinali, può diventare uno strumento utile per migliorare alcuni sintomi e la qualità della vita.
Endometriosi: perché si parla tanto di alimentazione?
L’endometriosi è una malattia infiammatoria cronica caratterizzata dalla presenza di tessuto simile all’endometrio al di fuori dell’utero.
Può manifestarsi in modi molto diversi: dolore pelvico, mestruazioni dolorose, dolore durante i rapporti, difficoltà riproduttive e, in molte persone, anche disturbi gastrointestinali.
Proprio la presenza di infiammazione e la frequente associazione con sintomi intestinali hanno portato negli ultimi anni a studiare con maggiore attenzione il possibile ruolo dell’alimentazione.
Ma è importante distinguere tra migliorare alcuni sintomi e trattare la malattia.
Le ricerche disponibili sugli interventi nutrizionali nell’endometriosi sono ancora relativamente poche e non permettono di identificare una vera e propria “dieta per l’endometriosi” valida per tutte.
Da dove partire a tavola?
In assenza di esigenze specifiche, non è necessario costruire un’alimentazione fatta di divieti.
Una buona base rimane un modello alimentare equilibrato e vario, con una presenza regolare di:
- verdura e frutta;
- cereali, preferibilmente anche integrali;
- legumi;
- pesce;
- frutta secca e semi;
- olio extravergine di oliva come principale grasso da condimento;
- fonti proteiche variate.
In pratica, un modello vicino alla dieta mediterranea rappresenta una buona base per garantire fibre, grassi insaturi, vitamine, minerali e numerosi composti bioattivi.
Questo non significa che la dieta mediterranea sia una “cura” per l’endometriosi. Significa semplicemente partire da un’alimentazione nutrizionalmente completa invece di iniziare eliminando alimenti senza una reale indicazione.
Endometriosi e infiammazione: serve una dieta “antinfiammatoria”?
È facile capire perché questo concetto abbia avuto così tanto successo.
L’endometriosi presenta una componente infiammatoria e alcuni alimenti e nutrienti possono influenzare i processi infiammatori dell’organismo. Da qui nasce l’idea che una “dieta antinfiammatoria” possa contrastare direttamente la malattia.
La realtà è più complessa.
Un’alimentazione ricca di vegetali, fibre, pesce e grassi insaturi e povera di alimenti fortemente processati può certamente far parte di uno stile di vita favorevole alla salute.
Ma non abbiamo ancora prove sufficienti per affermare che uno specifico schema alimentare antinfiammatorio possa far regredire l’endometriosi o impedirne la progressione.
È quindi più corretto parlare di alimentazione a supporto della salute generale e della gestione dei sintomi piuttosto che di una “dieta antinfiammatoria contro l’endometriosi”.
Endometriosi e intestino: un legame importante
Uno degli aspetti più interessanti riguarda proprio l’intestino.
Gonfiore, dolore addominale, stitichezza, diarrea o alternanza dell’alvo sono frequenti nelle persone con endometriosi.
E non necessariamente perché l’endometriosi interessa direttamente l’intestino.
Esiste infatti una significativa associazione tra endometriosi e sindrome dell’intestino irritabile (IBS).
Una revisione sistematica e metanalisi pubblicata nel 2022 ha mostrato che le donne con endometriosi presentano una probabilità di avere IBS quasi tre volte superiore rispetto alle donne senza endometriosi. Complessivamente, circa il 23% delle donne con endometriosi incluse negli studi presentava anche IBS.
Questo non dimostra che una malattia provochi l’altra. Ci dice però che le due condizioni possono frequentemente coesistere.
Ed è un'informazione importante anche dal punto di vista nutrizionale.
Gonfiore e dolore intestinale: non sempre è “colpa dell’endometriosi”
Quando una persona con endometriosi presenta gonfiore importante, dolore addominale o alterazioni dell’alvo, è facile attribuire automaticamente ogni sintomo alla malattia ginecologica.
Ma non sempre è così.
Può esserci una componente intestinale che merita di essere valutata separatamente. E in alcune persone i sintomi possono avere caratteristiche molto simili a quelli dell’IBS.
Questo cambia anche il modo di affrontare l’alimentazione.
Se il problema principale è rappresentato da gonfiore e disturbi intestinali, infatti, una delle strategie che negli ultimi anni ha attirato maggiormente l’attenzione è la dieta low-FODMAP.
Che cos’è la dieta low-FODMAP?
I FODMAP sono alcuni carboidrati fermentabili presenti naturalmente in numerosi alimenti.
In persone particolarmente sensibili, questi carboidrati possono essere assorbiti meno efficacemente e fermentati dai batteri intestinali, contribuendo alla comparsa di gas, distensione, dolore addominale e alterazioni dell’alvo.
La dieta low-FODMAP è stata studiata soprattutto nelle persone con sindrome dell’intestino irritabile, dove le evidenze sul miglioramento dei sintomi sono ormai consistenti.
Proprio per la frequente sovrapposizione tra endometriosi e disturbi intestinali, negli ultimi anni i ricercatori hanno iniziato a studiarla anche nelle donne con endometriosi.
Low-FODMAP ed endometriosi: cosa ci dicono i nuovi studi?
Nel 2025 è stato pubblicato lo studio EndoFOD, uno studio randomizzato e controllato condotto su donne con endometriosi e sintomi gastrointestinali non adeguatamente controllati.
Le partecipanti hanno seguito per 28 giorni una dieta low-FODMAP e una dieta di controllo.
Durante la dieta low-FODMAP, il 60% delle partecipanti ha mostrato un miglioramento globale dei sintomi gastrointestinali, rispetto al 26% durante la dieta di controllo.
Sono stati osservati miglioramenti anche del gonfiore, del dolore e discomfort addominale, dell’alvo e della qualità di vita.
Nel 2026 una revisione sistematica dedicata specificamente alla low-FODMAP nell’endometriosi ha raccolto cinque studi clinici disponibili sull’argomento.
I risultati sono promettenti, ma gli studi sono ancora pochi e presentano differenze importanti tra loro.
Per questo oggi possiamo dire che la dieta low-FODMAP potrebbe essere utile per alcune persone con endometriosi che presentano importanti sintomi gastrointestinali, ma non che debba essere prescritta a tutte le persone con endometriosi.
E soprattutto non possiamo dire che curi la malattia.
Low-FODMAP non significa eliminare alimenti per sempre
Questo punto è molto importante.
La dieta low-FODMAP non nasce come un’alimentazione fortemente restrittiva da seguire per tutta la vita.
Il percorso generalmente comprende una prima fase di riduzione temporanea degli alimenti ad alto contenuto di FODMAP, seguita da una fase di reintroduzione graduale.
Lo scopo è capire quali alimenti, quali gruppi di FODMAP e soprattutto quali quantità siano realmente responsabili dei sintomi nella singola persona.
L’obiettivo finale è tornare a un’alimentazione il più possibile varia, mantenendo soltanto le modifiche realmente necessarie.
Per questo una low-FODMAP fai-da-te e protratta a lungo non è una buona idea: quando indicata, dovrebbe essere personalizzata e seguita da un professionista competente.
Devo eliminare il glutine?
Non necessariamente.
Una dieta senza glutine è indispensabile in presenza di celiachia e può essere necessaria in altre condizioni specifiche, ma non abbiamo prove sufficienti per raccomandare l’eliminazione del glutine a tutte le persone con endometriosi.
Sentirsi meglio eliminando pane o pasta, inoltre, non significa automaticamente che il responsabile sia il glutine: alcuni cereali contenenti glutine contengono anche fruttani, che appartengono ai FODMAP e possono contribuire ai sintomi intestinali nelle persone sensibili.
Prima di eliminare completamente il glutine è quindi importante capire quale sia realmente il problema.
E latte e latticini?
Anche in questo caso non esiste un motivo per eliminarli automaticamente dopo una diagnosi di endometriosi.
Se è presente un malassorbimento del lattosio associato a sintomi, può essere utile modificarne quantità e tipologia.
Ma endometriosi non significa automaticamente intolleranza al lattosio, e l’eliminazione indiscriminata dei latticini può rendere più difficile raggiungere un adeguato apporto di alcuni nutrienti, se non vengono previste alternative appropriate.
E lo zucchero?
Anche lo zucchero viene spesso descritto online come un alimento da eliminare perché “alimenta l’infiammazione”.
La realtà richiede maggiore equilibrio.
Limitare un consumo eccessivo di zuccheri liberi e di alimenti fortemente processati rientra nelle normali indicazioni per una dieta sana.
Questo, però, è molto diverso dal sostenere che eliminare completamente lo zucchero possa curare l’endometriosi.
Non abbiamo evidenze che giustifichino questo tipo di promessa.
Alimentazione ed endometriosi: il messaggio più importante
L’alimentazione può essere una parte importante della gestione dell’endometriosi, ma non dovrebbe trasformarsi in un’altra fonte di preoccupazione.
Non esiste un alimento che da solo provochi l’endometriosi, così come non esiste un alimento capace di curarla.
E soprattutto non è necessario eliminare sempre più cibi per mangiare “bene” con l’endometriosi.
Le evidenze più recenti ci stanno invece indicando una strada più interessante: capire quali sintomi presenta la singola persona e intervenire in maniera mirata.
In presenza di importanti disturbi gastrointestinali, per esempio, riconoscere una possibile sovrapposizione con la sindrome dell’intestino irritabile e valutare strategie come la low-FODMAP può essere molto più sensato che eliminare indiscriminatamente glutine, latticini o altri alimenti.
In altre parole, la domanda da porsi non è tanto:
“Qual è la dieta per l’endometriosi?”
quanto:
“Qual è l’alimentazione più adatta ai miei sintomi e ai miei bisogni?”
Ed è probabilmente questo il modo più corretto di parlare oggi di alimentazione ed endometriosi: meno divieti universali, più personalizzazione e più attenzione alle evidenze.
